Emozioni da Campitello Matese Stampa
Scritto da Luca Rabuffo   
Giovedì 09 Settembre 2010 09:11

Ho aspettato che il fotografo ufficiale dell'uscita di Sabato scorso (Nicola Turco) condividesse le sue foto (visibili qui) per poter scrivere due righe sull'escursione a Campitello Matese.
Il Matese è da sempre garanzia di fascino, divertimento ed impresa per noi appassionati della bicicletta, ma quella di Sabato per il sottoscritto è stata una giornata particolarmente intensa; ricordi dei miei primi mesi di vita per 40 anni sognati in vecchie fotografie e scoloriti filmati, si sono materializzati in Luciano D'Auria, che il destino ha voluto che reincontrassi dopo tanto tempo e soprattutto in BICICLETTA!!! Comunque, bando a questioni personali, quella di Sabato è stata un'uscita memorabile, ospiti di Luciano ed i suoi ammirevoli amici che ci hanno accompagnato per le fantastiche strade Matesine; l'ascesa di Campitello Matese da San Massimo è una di quelle che ogni ciclista campano dovrebbe affrontare almeno una volta; è una salita impegnativa, 12,2 km con una pendenza media di 7,25% e massima del 13%; ed arrivati a Campitello, lo spettacolo continua! Si sale ancora fino a toccare i 1.640m slm, ed il meritato premio sono i 40km di picchiata verso Piedimonte Matese.
Le foto pubblicate, oltre ad essere un ricordo per i partecipanti, spero siano di sprono per gli assenti affinchè trovino tempo e voglia per inserire questo fantastico giro nel proprio curriculum!
Di sicuro rivedremo presto Luciano; abbiamo scoperto di avere in comune lo stesso modo di vivere la passione per la bicicletta; se il meteo lo permetterà, già ad Ottobre sto pensando di organizzare un'escursione in Costiera Amalfitana, così avremo modo di ricambiare la birrozza di San Gregorio con una squisita torta ricotta e pera a Maiori ;-).

 

 
Report Roma-Pescara Stampa
Scritto da Luca Rabuffo   
Mercoledì 30 Giugno 2010 13:52

Come ai vecchi tempi, ed anche per incitare qualcun'altro, ho preparato un report della mia uscita di ieri. Buona lettura se volete.

Sveglia a notte fonda, colazione veloce, preparazione cibo e bevande e sono in strada. Purtroppo mi accorgo solo in questo momento che qualcosa non è andato a buon fine nel caricamento del percorso sul mio Garmin. Non mi perdo d'animo, risalgo accendo il PC e 15 minuti dopo, alle 5.45, sono di nuovo pronto.
Dopo 1 km affronto lo strappetto che mi porta sulla Portuense, che da sempre è la mia cartina tornasole per testare le condizioni dei muscoli e stamattina, ahimè, la sensazione è pessima; dopo 15gg di riposo forzato, Sabato scorso 120 km con tanta montagna, Domenica 85 km di scioglimento, Lunedì riposo. Questa è stata la mia tabella di avvicinamento al grande giorno. Pensavo fosse sufficiente per arrivare in forma smagliante ed invece la sensazione di bruciore ai muscoli mi fa un po' preoccupare. Cominciano le prima paure; non è la prima volta che faccio queste distanze e queste altimetrie, i 300 km li ho superati più di una volta,ma è la prima volta in solitaria. Fortunatamente, a compensare una gamba dolorante sugli strappetti, mi conforta una gran condizione mentale, condizione necessaria ma non sufficiente per affrontare queste traversate.
E' molto presto, ma la temperatura è gradevole in centro città. Tutta la mia attenzione è prestata alla strada ed alle macchine che mi sfrecciano affianco approfittando della inusuale assenza di traffico. Ben presto mi ritrovo oltre il raccordo a percorrere una zona periferica di Roma a me completamente sconosciuta; è il momento di accendere l'Ipod, per cercare un ritmo che ancora stento a trovare. Poco dopo trovo la prima vera asperità di giornata: Tivoli. Non vedevo l'ora di raggiungerla per testare meglio la gamba. Il bruciore si conferma, ma pedalando in agilità vedo che riesco a salire abbastanza bene; ok mi sento anche rincuorato...e che bello godersi il panorama che si vede da Tivoli, un centro arroccato su una collinetta che da la corretta sensazione della maestosità di Roma! Raggiungo i primi 50 km, e scendo giù il primo dei 4 panini al prosciutto pianificati in giornata; ed intanto comincio a soffrire il freddo; sono in bici da circa due ore, ma non sono neanche le 8,00 e già mi ritrovo in zona di campagna collinare; la strada sale sempre, piano piano ma sale; è bellissimo entrare in tratti di strada soleggiata che ti solleva dai brividi di freddo delle zona d'ombra. E comicio a vedere anche qualche collega in strada, naturalmente in senso contrario al mio. Mi appresto ad affrontare l'asperità che mi porterà a Carsoli, fatta anche questa in agilità e senza particolari sofferenze; la strada spiana all'altezza di uno svincolo Autostradale; mi metto alla mia velocità di crociera, quando un ragazzone con la maglia dell'Italia in sella ad una FRW, mi supera facendo girare un 53-12; mi metto a ruota per un km per intuire il suo ritmo, e gli do il cambio. Andiamo bene insieme, lui rompe gli indugi ed attacca bottone, io spengo l'Ipod ed è facile fare amicizia; spiego a Massimiliano il perchè mi trovo lì, e mi suggerisce, anzi mi obbliga, a fare una deviazione al percorso pianificato; senza il riferimento del mio Garmin mi sento spaesato, ma lui è di zona, quindi decido di fidarmi, anche perchè, grosso com'è, non potrà mettermi in difficoltà in salita, penso tra me e me.
Partiamo da Carsoli percorrendo la vecchia Tiburtina, quella che passa da Colle di Monte Bove, ma la sorpresa è che Max sale con un ritmo elevatissimo!! Ora si stanca, ora molla, penso. Ma i km passano e lui sembra andare sempre più forte. Non posso rischiare di "bruciarmi", la strada è ancora lunga quindi gli chiedo cortesemente di abbassare il ritmo. So bene che questa è una delle cose più belle che un ciclista ama sentirsi dire, quindi prendo due piccioni con una fava: gamba preservata, e nuovo amico su due ruote. Il resto della salita, fatta comunque ad un ritmo allegro, ma sufficiente per non sfinirmi, è stata un'immersione nella natura, condita da un po' di storia locale grazie a Massimiliano che mi faceva da Cicerone.
Scolliniamo il valico a quota 1.220 rispetto a quota 980 prevista nel percorso originale, ma in compenso abbiamo goduto di un strada assolutamente panoramica e con completa assenza di traffico. Alla fine della picchiata verso Tagliacozzo troviamo il tempo per un caffè e per scambiarci due chiacchiere per conoscerci meglio, poi una lunga tirata fino ad Avezzano, dove non manca il classico succhiaruote che si attacca
senza collaborare e che non perde occasione per mettere la ruota avanti sui cavalcavia! Che odio!!!
Ad Avezzano sono di nuovo solo col mio Ipod, saluto Massimiliano che torna indietro verso casa, e proseguo il mio cammino;pochi km e comincia l'ultima vera asperità di giornata, Forca Caruso. Non la conosco, ma grazie al mio fido Garmin so in ogni momento quanta strada devo ancora fare e quanti metri devo ancora salire per scollinare, e questo sarà un prezioso aiuto che il mio gioiellino mi darà per tutta la giornata. A meta salità faccio una brevissima pausa a Collermela per riempire la borraccia con acqua e sali minerali. Mancano ancora 8 km ma devo risalire solo 300m; sarà una passeggiata, dico tra me e me, ma le pale eoliche che girano freneticamente e che dovrò fiancheggiare preannunciano presenza di vento...contrario ovviamente; non mi perdo d'animo, continuo a frullare il 39-21, e ben presto mi ritrovo sul valico di Forca Caruso, in uno scenario
assolutamente spettacolare, fermo la bici e spengo l'Ipod per ascoltare il silenzio della natura. 10 minuti di pausa per il terzo panino e per godere
dello spettacolo pagato con 13 km di salita. 150 km nelle gambe e mancano 90 km al mare Adriatico, ma mi sento arrivato; mi sto curando bene, e le difficoltà più grandi sono alle spalle. Comincia la picchiata verso Popoli, passando per le gole di S.Venanzio, strada molto bella, ma anche questa con pedaggio: strappetto di 2,5 km cui avrei rinunciato anche pagando qualcosa in denaro.
Arrivo all'incrocio con la SS17, incrocio che avevo sempre e solo raggiunto da quest'ultima scendendo da Roccaraso. Da questo punto in poi la strada è nota, giro a sinistra e purtroppo una folata di vento mi rallenta; ed il vento continua; speravo di farmi questi ultimi 55 km viaggiando sui 35 di media, ma invece la mia velocità di crociera si attesta tra i 28 ed i 30, anche perchè non avrebbe senso forzare adesso; sono stanco e voglio arrivare limitando i danni.
Improvvisamente vedo nello specchietto un puntino che mi si avvicina ad un passo evidentemente superiore al mio. Il ciclista (di Popoli, lo vedo dalla maglia) anzichè superarmi si accoda, a 3 km c'è uno strappo, io lo conosco e lo conosce pure lui.
Rallento, ma lui è a ruota e non si muove, mi studia. Uffà, mi serviva proprio una mano, rimpiango già la corpulenta presenza di Massimiliano!! Arriva lo strappetto che io percorro a passo mio, e lui gli ultimi 50 metri mette la ruota avanti e cerca di staccarmi. Anch'io ho una dignità; scalo un pignone e nonostante i miei 220 km gli sto a ruota, scolliniamo insieme, è lo passo in discesa, e lui che fa? Mi si riattacca al culo!!!
Mi comincio ad irritare, mi vien voglia di dargli uno spintone, ma più saggiamente rallento e mi metto a mangiare l'ultimo panino.
Solo quando il tachimetro scende sui 23/25 km/h fa un scatto e mi supera, e si gira pure per essere sicuro che non gli sto a ruota!!!!
Lo faccio andare via, non voglio intossicarmi la giornata. Meglio altri 30 km controvento che in compagnia di uno dei tanti furbetti che si incontrano
per strada.
La Tiburtina dovrebbe essere in discesa fino a Pescara...vero, ma solo in media!! E' un continuo mangia e bevi, affrontati con le energie residue,
ma quando vedo il mare improvvisamente tutti i dolori passano ed il mio cuore si riempie di gioia. Missione compiuta!!!
Alla fine ho contato 242,24 km ad una media di 26.1 km/h e 2.382m di dislivello.
Avevo programmato una media di 27, ma date le condizioni, sia fisiche che atmosferiche, sono ampiamente soddisfatto.
Dopo avere passato qualche ora in questa citta solare e riassaporato gli odori del lungomare su cui ho passato le mie estati adolescenziali,
riparto in treno alle 18,56, arrivo a Roma Tiburtina alle 23,00 altri 15 km in bici ed a mezzanotte sono a casa sotto la doccia più bella della mia vita.......
Cosa mi rimane? Un bellissimo ricordo di viaggio, autostima in aumento, e consapevolezza di aver raggiunto una notevole maturità ciclistica, che mi
consentirà di affrontare sfide sempre più complesse ed appaganti, sempre in serenità ed in sicurezza.

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Ottobre 2010 08:47
 

Foto

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2010-09-11 Roma-Aversa

2010-09-11 Roma-Aversa

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