Aversa - Pescara 230km di emozioni Stampa
Scritto da Silvano Esposito   
Lunedì 20 Agosto 2007 20:40

Alla partenzaMettetevi comodi, ora vi racconto la Aversa – Pescara! E’ una storia diversa questa! Una storia in cui si sono ritrovati e riconosciuti uomini di storie diverse che hanno deciso di condividere un pezzo della loro vita assieme, un pezzo di vita fatto di emozioni diverse, ma sempre forti, di quelle che ami ricordare nei giorni tristi.
Tutto è iniziato un mercoledì di agosto, quando Luca mi chiede se mi va di andare a mangiare gli arrosticini a Pescara. Non è stato difficile intuire che intendesse arrivarci in bici. Qualche telefonata per trovare l’alloggio e decidiamo di partire la domenica successiva, ritorno il Lunedì in treno.
Il percorso lo definisce Luca, anch’esso fa parte delle emozioni di questa trasferta! Per lui queste strade ricordano la sua adolescenza, quando le percorreva in auto con il papà, che ora non c’è più.
Il percorso prevede di percorrere la Casilina fino a Venafro, poi raggiungere Castel di Sangro, quindi Roccaraso che ci immette nella Piana delle Cinque Miglia. Dopo la piana una discesa ci porterà fino a Sulmona dove un falsopiano ci raccorderà alla Tiburtina che ci accompagnerà fino a Pescara, saranno 230km. Si preannuncia una gran bella avventura!

GiovanninoAlla partenza oltre me e Luca ci sono Enzo e Giovannino. Giovannino, lo dice il nome stesso, è il più “piccolo” del gruppo: 63 anni! E’ una forza della natura, sempre pronto e disponibile alle nuove sfide. Arriva all’appuntamento con la sua Colnago nera, che raramente vede un meccanico e con uno zaino che sembrava contenere il guardaroba per una settimana intera. Per questo lo canzoneremo per tutto il tempo! Enzo, invece, è il custode e mentore del gruppo. Quando parla di bici è bene che tu apra al massimo i padiglioni auricolari e ascolti con estrema attenzione ciò che vuole dirti. Quest’anno poi ha raggiunto una prestazione eccezionale! Anch’egli ha una Colnago. Come Luca del resto! A pensarci, ero l’unico Specialized del gruppo!
Dopo le foto di rito della partenza, partiamo diretti verso Capua. C’è anche Luciano che ha deciso di percorrere con noi qualche chilometro, facendoci gentilmente approfittare della sua ruota nei chilometri iniziali. L’andatura è intorno ai 33km/h, andiamo regolare senza strappi. La mente è proiettata verso il percorso che ci attende: eccitazione mista a preoccupazione per l’imminente fatica che saremo chiamati a sostenere.
LucaIl mio Garmin oggi ha deciso di lasciarmi, porca miseria! In genere non riesco a viaggiare  senza ciclocomputer, ma è meglio che me ne faccia una ragione! Non riuscirà a rovinarmi l’uscita! Anche se nei cambi sono costretto a contare le pedalate mentalmente per evitare di forzare troppo, per il resto dopo qualche chilometro non mi accorgo più del problema.

Il mangia e bevi della Casalina ci porta a Venafro dove facciamo una pausa caffè. Giovannino sembra un pò appesantito dallo zaino. Piccolo com’è pesa più lo zaino che lui stesso! Luca ed io ci offriamo di dividerci la sua zavorra. Le sensazioni sono buone, la media è sopra i 30km/h.
La strada inizia ad indurirsi sotto le nostre pedalate. Ci aspettano circa una trentina di chilometri in salita. Restiamo compatti. La salita di Castel di Sangro va via senza grossi problemi, essa è lunga ma estremamente pedalabile e soprattutto ci permette di trovare il passo costante di salita. Ci sembra che Giovannino fatichi un pò più del necessario, il “piccolo” del gruppo ieri si è fatto un’uscita di un centinaio di chilometri a passo sostenuto ed oggi ne paga le conseguenze! Ci alterniamo alla sua ruota per “aiutarlo” a salire ed egli come un brontolone si incavola con la strada, quasi ci parla. La rimprovera di essere cattiva e di non meritarlo, le ricorda le fatiche che ha sostenuto il giorno prima e la notte in bianco che ha trascorso a causa della nipotina sveglia per tutta la notte! E’ uno Enzo che tracanna la birraspasso a sentirlo. Si lamenta , brontola, ma arriva alla meta! La prima salita è conclusa. A Castel di Sangro Luca fa strada e ci immette nella vecchia strada che porta a Roccaraso. Tutta in salita, naturalmente. Una salita che si incavola spesso, portando la sua pendenza anche oltre il 14%, lunga circa 8 km. E’ comunque da preferire alla strada nuova che ci costringerebbe a percorrere diverse gallerie che senza un'adeguata scorta diventerebbero per noi molto pericolose.

Appena iniziano le pendenze dure Luca ed Enzo, nonostante le zavorre dei rispettivi zaini, si fanno prendere dalla più squisita competizione e iniziano a frullare le loro corone, mentre io resto in appoggio a Giovannino che più di una volta mi incoraggerà ad andare via. E’ proprio un brontolone! Luca ed Enzo scompaiono dietro una curva quando sono ancora testa a testa, mentre noi saliamo moderatamente misurando le forze. Giovannino è proprio tosto, lo vedo soffrire come non ho mai visto nessuno, ma continua a girare quelle gambe. Più volte mi viene di invitarlo a fare una sosta, ma è ostinato e vuole farla finita il più presto possibile. Sembra combattere una sfida personale con la strada. Un altro al suo posto avrebbe già mollato da tempo. Pian piano il tratto duro termina, ci raccordiamo alla strada nuova per Roccaraso subito dopo la sua ultima galleria. A questo punto decidiamo di superare Roccaraso e di buttarci in discesa, pranzeremo a Sulmona.

Con la maglia dello sponsorRoccaraso è quasi deserta, niente neve, niente turisti, nessuna anima viva se non i corvi che oltrepassano la strada sopra le nostre teste. Come se aspettassero un imminente macabro pranzo. Attraversiamo la Piana delle Cinque Miglia dandoci cambi regolari, mentre Giovannino ha modo di recuperare le fatiche profuse. La discesa è bella assai! Io ed Enzo la prendiamo a forte velocità, si superano anche i 70km/h. La carreggiata anche se a doppio senso di marcia è abbastanza larga e la visibilità non manca mai. E’ fantastico! Nonostante siamo in discesa io ed Enzo siamo costretti a darci dei cambi, le persone all’interno delle auto che salgono ci guardano stralunati, penseranno che siamo due matti. Ma cosa darei per riprovare quelle sensazioni ora! Sei tutt’uno con la tua bici, senti ogni sua vibrazione, ogni granello di sabbia sotto le tue ruote. Il cuore è a palla, ma le gambe continuano a girare un 53x12 chiedendo un 11 che non possono avere.  Ecco una curva, rallenti, nonostante questo la superi ad oltre i 55km/h per poi alzarti sui pedali e rilanciare, mentre senti la resistenza dell’aria farsi sempre più pesante fino a quando ti accorgi che sei al limite e lì chiedi al compagno di darti un cambio. Quell’innato istinto dell’uomo per la velocità credo venga sublimato in esperienze di questo tipo. Nonostante l’alto rischio e l’inutilità di correre, in simili circostanze sei pronto a faticare più che fossi in salita fino a quando senti quel vuoto allo stomaco che ti fa riconoscere l’emozione che stavi ricercando.

Gran bel figo a Pescara!La Tiburtina è un mangia e bevi continuo, ma sempre moderato. Nulla a che vedere con la Casilina! Procediamo regolari poco sotto i 30km/h avvicinandoci sempre più alla meta. A -20km da Pescara decidiamo di fermarci per una birra, ormai sentiamo l’obiettivo raggiunto e il fisico sembra aver retto molto bene alla fatica. Tracanno una birra talmente velocemente che Enzo rimane stupito e decide di imitarmi, siamo tutti visibilmente contenti ed appagati nonostante i chilometri mancanti. Quando ci rimettiamo in sella succede qualcosa di improvviso e non previsto. Sarà il senso di appagamento, la birra, la sensazione di essere arrivati, ma la sosta fatta ci fornisce un effetto doping mai provato prima. Non so chi è il primo a cominciare, ma ad un certo punto ci ritroviamo a trainare ad oltre i 40km/h. Si fila via che è una bellezza senza quasi sentire la fatica fino ad entrare all’interno del centro urbano di Pescara. Talmente è alta la velocità che non vediamo neanche il cartello che annunciava il centro urbano della città. Solo Enzo dirà in serata di averlo scorto, ma di non aver potuto avvisarci tanta era la velocità sostenuta. Anche Giovannino sembra aver ritrovato tutte le forze, a saperlo la birra la prendevamo a Capua!

Lido Orsa maggioreGiunti a Pescara siamo ospiti del Lido Orsa Maggiore. Probabilmente uno dei lidi più belli di questo tratto di costa. Siamo raccomandati. I proprietari sono familiari di Luca. Ci mettiamo in costume e immediatamente facciamo un tuffo in mare, quasi non sentiamo la fatica e anche gli altri indigeni con cui parliamo stentano a credere che abbiamo appena finito di percorrere 230 km in bici. Le loro espressioni meravigliate sono nuova linfa a quel senso di appagamento che già ci aveva pervaso. Verso le 18:30 andiamo a prendere possesso dell’alloggio prenotato e ne approfittiamo per una doccia. Alle 21 siamo a cena: trattoria Bolsena. Tris di primi, bistecca, contorni e naturalmente Montepulciano d’Abruzzo! Una, due, tre bottiglie… poi ho perso il conto! Successivamente è il turno degli arrosticini che decidiamo di mangiare all’aperto. E’ proprio in questo momento, mentre si spiluccano a turno gli arrosticini avvolti in un cono di carta oleata e siamo intorno ad Enzo intento a raccontarci le sue ultime avventure in bici, avute in quel della Faggianeria proprio la precedente settimana, che mi rendo conto che questa è molto di più che un’uscita in bici e questi sono molto di più di quattro compagni cicloturisti intenti a mangiare arrosticini. Decido volontariamente di memorizzare questo momento nella mia mente perché sono sicuro che in futuro mi farà sentire bene ogni qual volta lo ricorderò.
Andiamo a letto dopo un mega gelato e il giorno dopo siamo di nuovo ospiti dell’Orsa Maggiore. Ci gustiamo la serenità del luogo, il suo mare, la sua vita da spiaggia mentre a poco a poco iniziamo mentalmente a preparare il ritorno. Partenza da Pescara Centrale alle 14:10 e cambio a Sulmona alle 15:46. Siamo a Capua alle 19:10, da dove riprendiamo le bici e come dei dilettanti allo sbaraglio, dopo solo un paio di chilometri di riscaldamento, ci mettiamo a tirare oltre i 40km/h fino ad Aversa, dove personalmente posso concludere con un aperitivo trasformato in una improvvisata quanto gradita cena a casa Rabuffo. Non so voi, ma io ci metto la firma anche per la prossima edizione!

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 23 Ottobre 2013 14:18
 

 

 

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